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Reddito e Pensione di cittadinanza in FVG costano 51 milioni all’anno

In Fvg più di 11.500 nuclei beneficiari

Al 6 gennaio scorso i nuclei familiari del Friuli Venezia Giulia che hanno presentato una domanda di Reddito o di Pensione di cittadinanza all’Inps sono stati 20.956, di cui 12.530 (59,8%) sono state accolte. Da queste vanno sottratte 1.011 domande decadute, per un totale di 11.519 nuclei beneficiari (e 21.605 persone interessate). Le rimanenti domande o sono ancora in fase di esame (1.225) o sono state respinte o cancellate (7.201, il 34,4%). Lo evidenzia Alessandro Russo, ricercatore dell’Ires Fvg, che ha approfondito i più recenti dati Inps, dai quali emerge che in Italia, nei primi dieci mesi di applicazione della misura, le domande presentate sono state complessivamente 1,6 milioni: 1,1 milioni di richieste sono state accolte (66,9%), 88.000 sono in lavorazione e 457.000 sono state respinte o cancellate. Da aprile 2019 si contano anche 56.000 nuclei decaduti dal diritto, soprattutto a causa di variazioni della composizione o della situazione economica del nucleo.

Al Nord è più diffusa la Pensione di cittadinanza

I nuclei beneficiari, al netto dei decaduti dal diritto, sono costituiti complessivamente da 915.600 percettori di Reddito di cittadinanza, con quasi 2,4 milioni di persone coinvolte, e circa 126.000 percettori di Pensione di cittadinanza (12,1% del totale), con 143.000 persone coinvolte. Il Veneto è la regione con la maggiore incidenza delle Pensioni di cittadinanza sul totale delle misure erogate (21,3%), seguita dal Fvg (17,4%, pari a 2.001 su 11.519) e dalla Liguria (17,2%); queste ultime sono anche caratterizzate dalla più elevata presenza della componente anziana (over 65, in entrambi i casi oltre il 26% della popolazione residente). A livello provinciale Venezia è prima (con le Pensioni di cittadinanza che costituiscono il 27,2% del totale delle misure) seguita da Belluno (21,9%) e Verona (21,5%); Trieste è ottava con il 18,8%. Al Sud, al contrario, sono assolutamente prevalenti i nuclei percettori di Reddito di cittadinanza.

In provincia di Pordenone la quota maggiore di domande respinte o cancellate

In regione il 38,1% di tutti i nuclei beneficiari risiede nella provincia di Udine (4.388 su 11.519), seguita da Trieste (3.830), Pordenone (1.741) e Gorizia (1.560). Pordenone è la provincia italiana con la percentuale più elevata di domande respinte o cancellate (sono state 1.701 su 3.939 presentate, pari al 43,2%).

L’importo medio mensile erogato dall’istituzione della prestazione ad oggi è pari a 493 euro a livello nazionale, un ammontare che varia sensibilmente in funzione della misura percepita: si passa infatti da 532 euro per il Reddito di cittadinanza a 222 euro per la Pensione di cittadinanza. In Fvg la media è decisamente più bassa e pari a 371 euro, 411 euro per il Reddito di cittadinanza e 191 euro per la Pensione di cittadinanza. Moltiplicando tali valori per 12 mensilità si ottiene un costo complessivo della misura che corrisponde a quasi 6,2 miliardi a livello nazionale e a oltre 51 milioni in Fvg.

Non è una misura per le famiglie

La struttura dei nuclei familiari è una delle variabili che determinano questa notevole differenza tra gli importi medi percepiti in regione e a livello nazionale (l’integrazione del reddito è graduata anche in base al numero dei componenti). In Fvg la loro dimensione media è in effetti la più bassa in Italia, pari a meno di due persone (1,88), contro un dato nazionale pari a 2,41. Trieste è in assoluto la provincia italiana con il valore meno elevato, ossia 1,68 componenti in media per nucleo beneficiario di Reddito o Pensione di cittadinanza. In regione, infatti, oltre la metà dei nuclei richiedenti (58,2%) è composto da una sola persona; in provincia di Trieste tale percentuale sale al 63,6%. Al contrario le famiglie più numerose beneficiarie del Reddito di cittadinanza, composte da almeno cinque elementi, sono il 6,1% in regione (contro una media nazionale del 10%) e appena il 3,5% in provincia di Trieste. Bisogna ricordare che, secondo le stime dell’Istat, l’incidenza della povertà (sia quella relativa, sia quella assoluta) è quasi tripla tra le famiglie con cinque o più componenti. Si può inoltre considerare che la nostra regione è quella che vede la più bassa quota di famiglie con minori tra i beneficiari, solo il 24,4% rispetto ad una media nazionale del 36,3% (in provincia di Trieste si scende al 20,3%). Nel confronto con le misure introdotte nel recente passato, si può invece notare che tra i beneficiari della Misura attiva di sostegno al reddito (Mia, poi affiancata a livello nazionale dal Sostegno per l’Inclusione Attiva, o Sia), nel primo triennio di applicazione (dal 22/10/2015 al 22/10/2018, la fonte è la Regione Fvg) i nuclei unipersonali costituivano circa un terzo del totale, quelli con 5 o più componenti erano il 14%.

Nel 90% dei casi la prestazione è richiesta da un cittadino italiano (il dato è disponibile solo a livello nazionale), mentre l’Istat stima che l’incidenza della povertà assoluta tra gli stranieri sia quasi cinque volte maggiore rispetto agli italiani e quella della povertà relativa sia tripla. Si può ricordare che, sempre nel primo triennio di applicazione della Misura attiva di sostegno al reddito (poi integrata dal Sia), in regione il numero di beneficiari stranieri era pari al 45,4%.

Le famiglie con disabili in Fvg sono infine il 22,4% contro una media nazionale del 20,5%.

Il 50% delle domande si concentrano in 3 comuni

Il numero di individui che vivono in famiglie beneficiarie del Reddito o della Pensione di cittadinanza è particolarmente elevato nelle regioni meridionali, in particolare in Campania dove l’incidenza sfiora il 10% (99 beneficiari ogni 1.000 residenti). Tale soglia viene addirittura superata in 4 province: Crotone (129 ogni 1.000 residenti), Napoli (119), Palermo (119) e Caserta (107). In Fvg le persone interessate dalla misura sono 17,8 ogni 1.000 abitanti, rispetto a un valore nazionale pari a 41,6; Trieste è al primo posto con un’incidenza pari a 27,4 per 1.000 residenti, all’opposto Pordenone presenta un valore pari a meno della metà (11,9).

In particolare, il solo comune di Trieste, a fronte di una popolazione pari a circa il 17% del totale regionale, assomma quasi un terzo delle domande complessive. A luglio 2019 (ultimi dati disponibili a livello comunale), la metà delle domande di Pensione e di Reddito di cittadinanza regionali provenivano infatti da soli tre comuni: Trieste (31,4%), Udine (13,2%) e Gorizia (5,1%). Il pordenonese è invece il territorio che esprime un numero di richieste decisamente inferiore rispetto al proprio peso demografico.

La prestazione riguarda meno del 30% delle famiglie in povertà relativa

Per provare a determinare il tasso di copertura di questa misura a livello regionale, è possibile fare riferimento alle stime dell’Istat sulla povertà relativa e a al numero di famiglie che hanno un Isee inferiore a 9.000 euro. L’Istat considera in povertà relativa le famiglie di due componenti che hanno una spesa mensile per consumi pari o inferiore ad una soglia convenzionale (per il 2018 pari a 1.095,09 euro), equivalente alla spesa media per persona nel Paese. Per famiglie di ampiezza diversa il valore di tale soglia si ottiene applicando un’opportuna scala di equivalenza, che varia in base al numero di componenti. In regione il numero di nuclei con un reddito inferiore a tale soglia era pari a oltre 41.000 nel 2018, pertanto i beneficiari della Pensione o del Reddito di cittadinanza sarebbero il 28% del totale delle famiglie in povertà relativa; a livello nazionale tale rapporto si attesta al 33,8% (1 milione su 2,7 milioni).

Se si effettua invece un confronto con le famiglie al di sotto di 9.000 euro di Isee (si può ricordare che la soglia per accedere al Reddito o alla Pensione di cittadinanza è leggermente superiore, pari a 9.360 euro; non si tratta comunque dell’unico requisito da soddisfare), che in regione nel 2017 erano più di 48.000 (ultimo dato attualmente disponibile), si ottiene un tasso di copertura pari al 23,8% (rispetto ad un valore nazionale uguale al 39%). In entrambe le simulazioni, dunque, la misura a livello regionale riguarderebbe meno del 30% delle famiglie in difficoltà economiche in base alle definizioni considerate.

La misura

Il Reddito di cittadinanza è una misura di contrasto alla povertà, alla disuguaglianza e all’esclusione sociale che nelle intenzioni del legislatore dovrebbe anche essere uno strumento di politica attiva del lavoro; si tratta di un sostegno economico ad integrazione dei redditi familiari finalizzato al reinserimento lavorativo e sociale. Come stabilito dal DL n.4/2019, convertito in Legge n.26/2019, i cittadini possono richiederlo a partire dal 6 marzo 2019, obbligandosi a seguire un percorso personalizzato di inserimento lavorativo e di inclusione sociale. Il beneficio assume la denominazione di Pensione di cittadinanza se il nucleo familiare è composto esclusivamente da uno o più componenti di età pari o superiore a 67 anni (è concessa anche qualora il componente o i componenti del nucleo familiare di età pari o superiore a 67 anni convivano esclusivamente con una o più persone in condizione di disabilità grave o di non autosufficienza, come definite ai fini Isee, indipendentemente dall’età di tali soggetti). I dati esaminati sono aggiornati al 7 gennaio 2020, sono provvisori e si basano sulle domande trasmesse all’Inps dai Caf, dai Patronati e dalle Poste Italiane. A livello nazionale il 63% delle domande è stato presentato ai Caf, il 20% alle Poste Italiane e il 17% ai Patronati.

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