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Udine: Bomba di Natale, assolti i presunti colpevoli

La Corte di Assise d’Appello in merito alla strage di Udine del 1998 in cui morirono 3 agenti, ha assolto i due albanesi dall’accusa di strage e ha pronunciato per loro come per gli altri 4 imputati il non doversi procedere per l’associazione a delinquere derubricato da stampo mafioso a quella semplice. Reato che è prescritto.
La Corte, presieduta dal giudice Alberto Da Rin, a latere Francesca Morelli, ha emesso la sentenza dopo oltre sei ore di camera di consiglio. Per utti i sei imputati – i due albanesi Ilir Mihasi e Saimir Sadria, e Tatiana Andreicik, Nicola Fascicolo, Vincenzo Cifarelli e Vatai Sander – l’accusa era di associazione per delinquere di stampo mafioso; per i due albanesi era stato ipotizzato anche il reato di strage. Caduta quest’ultima accusa e derubricato l’altro reato è rimasta soltanto la contestazione per associazione per delinquere semplice, che per una vicenda di 15 anni fa è già prescritta. All’alba del 23 dicembre 1998 i tre agenti delle Volanti della Questura di Udine, Giuseppe Guido Zanier, Paolo Cragnolino e Adriano Ruttar morirono nello scoppio di una bomba piazzata davanti alla saracinesca di un negozio di telefonia in viale Ungheria, a Udine. Quello che si è chiuso oggi è il secondo processo di secondo grado celebrato per la strage: la Corte di Cassazione, infatti, aveva annullato nell’ottobre 2012 una prima sentenza di appello che aveva condannato all’ergastolo i due albanesi per omicidio plurimo aggravato, assolvendo gli altri quattro dall’ unica accusa pendente, quella di associazione mafiosa. La sentenza dunque lascia insoluto il mistero di chi possa aver piazzato l’ordigno e per quale ragione.

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