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Blocco dei licenziamenti e politiche del lavoro

Bisogna essere pragmatici, non ideologici. Il tema dello sblocco dei licenziamenti – che prima o poi deve avvenire, perché non si può andare avanti all’infinito in una logica emergenziale e con un sistema ingessato – deve assolutamente essere affrontato in un’ottica complessiva, che riguarda la riforma degli ammortizzatori sociali e delle politiche attive del lavoro, puntando a valorizzare il capitale umano e l’aumento dell’occupabilità delle persone.

Dobbiamo cambiare la filosofia: è difficile immaginare di mantenere il lavoro dove era e come era in un mondo non solo in rapida mutazione ma che già oggi non è più quello dell’anno scorso. E contemporaneamente bisogna tutelare le persone, formandole perché abbiano la possibilità di riconvertire la loro professionalità.

Interventi generalizzati sono deleteri perché tengono in vita imprese zombie e bloccano la crescita di imprese solide. Siamo tutti consapevoli che l’emergenza andava arginata nel breve, ma nel lungo periodo la soluzione non è bloccare i licenziamenti. Il Governo deve, e immagino si stia organizzando per farlo, permettere alle imprese sane di essere competitive e proteggere chi è in reale stato di necessità. Gli imprenditori, quelli veri, sono molto consapevoli che senza i propri collaboratori non sarebbero niente, quindi non gli passa neanche per l’anticamera del cervello l’idea di approfittare della situazione.

La ripresa è in atto. In provincia di Udine, secondo le elaborazioni dell’Ufficio Studi di Confindustria Udine su dati dell’Osservatorio del lavoro della Regione, nel periodo gennaio-marzo 2021 le cessazioni sono state pari a 14.356 unità (ben inferiori rispetto al 2020, 17.246), con un saldo positivo di 4.429 unità, superiore a quello registrato nei primi tre mesi del 2020, 2.078, e prossimo a quello del 2019, 4.931.

Sul miglioramento del saldo tra assunzioni e cessazioni influisce la dinamica dell’andamento economico e del settore industriale in particolare, dove l’indice della produzione, sempre in provincia di Udine, ha registrato nel primo trimestre 2021 una variazione positiva del +5,3% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno.

Nei primi quattro mesi dell’anno in corso si è osservato, inoltre, un netto calo dell’utilizzo della cassa integrazione guadagni, -8,1% nel primo quadrimestre 2021 rispetto all’ultimo quadrimestre 2020, un ulteriore segnale della risalita in corso.

In questo quadro di ripresa, le imprese cercano profili professionali che non trovano. C’è ancora un drammatico disallineamento tra profili formati e qualifiche richieste dalle nostre aziende, che per competere – anche e soprattutto nella fase post pandemia – avranno sempre più bisogno di risorse umane adeguate.

Per tutti questi motivi, è importante la marcia indietro fatta ieri sera dal Governo sul blocco dei licenziamenti. Il blocco generalizzato dovrebbe dunque restare in vigore, come previsto, fino al 30 giugno 2021. La cassa, senza contributo addizionale, supporterà invece le aziende che ne hanno ancora necessità. Solo queste ultime, quindi, saranno ancora vincolate al divieto di licenziamento per tutto il periodo di utilizzo fino alla fine del 2021. È importante, in questo momento, distinguere le diverse situazioni e iniziare a pensare ad ammortizzatori universali, ma con prestazioni, contribuzioni e finanziamenti diversificati anche in base ai settori della nostra economia. Bisogna inoltre dividere le politiche per il lavoro, che devono essere uguali per tutti, dalle politiche di contrasto alla povertà.

Anna Mareschi Danieli, presidente di Confindustria Udine

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