Udine

Carabiniere ucciso in Congo, è lutto cittadino a Gorizia


Il carabiniere ucciso si chiamava Vittorio Iacovacci, aveva 30 anni ed era in servizio presso l’ambasciata italiana dal settembre del 2020. Iacovacci era originario di Sonnino, in provincia di Latina ed era un effettivo del 13.mo Reggimento Carabinieri ‘Friuli Venezia Giulia’ con sede a Gorizia. Aveva prestato servizio anche alla Folgore. Iacovacci a breve avrebbe concluso la sua missione nel Paese Africano e sarebbe rientrato in Italia.

Gorizia si ritrova a vivere lo stesso dolore di 17 anni fa, quando, a Nassiriya, vennero assassinati, tre carabinieri del 13° Reggimento di stanza a Gorizia, lo stesso cui apparteneva, Vittorio Iacovacci, ucciso in Congo durante un attentato, insieme all’ambasciatore italiano, Luca Attanasio e all’autista del convoglio. Il sindaco, Rodolfo Ziberna,  annunciando il lutto cittadino per il giorno dei funerali, esprime il cordoglio della comunità e la vicinanza alla famiglia ed alle donne e gli uomini dell’Arma dei Carabinieri, rappresentati anche da una sua lettera inviata anche al Comandante regionale ed al Comandante generale dell’Arma.Si è sentito, già in mattinata, con il comandante del 13° Reggimento, il colonnello Saverio Celie, annunciando una sua visita in caserma per esprimere di persona il dolore della città.“Vorrei che il sacrificio di chi, ogni giorno, rischia la propria vita per cercare di difendere la pace in paesi feriti dalla guerra non fosse vano ma servisse per far crescere questo grande valore nelle giovani generazioni ” sottolienea  Ziberna e accanto al dolore dobbiamo esprimere con forza il nostro orgoglio per questi servitori dello Stato che non temono di mettere a repentaglio le loro vite per salvare quelle di tante altre persone. Parteciperò personalmente ai funerali, se le misure anti Covid 19 lo consentiranno e,  in ogni caso, la Città sarà presente con una corona di fiori.  Gorizia, conosce il significato profondo delle devastazioni di una guerra, devastazioni anche psicologiche ed emotive di cui ancora oggi porta le cicatrici, ma conosce anche la forza della speranza e della volontà di reagire che l’hanno spinta a partecipare alla costruzione di un nuovo futuro di pace. Uno sforzo premiato con la nomina a Capitale europea della cultura 2025 che oggi mi sento di dedicare a questi nostri ambasciatori di pace morti mentre cercavano di costruire un mondo migliore”.

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