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Coronavirus: grido d’allarme della filiera matrimoni ed eventi

È un’altra filiera che ha visto bruscamente interrotto il lavoro, con il crollo dei fatturati e i posti di lavoro in bilico. È quella dei matrimoni, spiega il responsabile Professioni di Confcommercio Udine Fabio Passon, diffondendo i contenuti di una lettera di un’associata, Renata Lirussi, titolare di Mira Mode. «Parole che trasmettono le difficoltà del momento – sottolinea Passon – e che riguardano non solo chi vende i vestiti, ma anche fotografi, ristoratori, pasticceri, agenzie di viaggio, parrucchieri, estetisti, fioristi e tante altre persone che ruotano attorno agli eventi».

La lettera, inoltrata anche a Anna Rita Fioroni, presidente nazionale di Confcommercio Professioni, e a Tiziana Lucioli, presidente dell’Aiom, l’Associazione italiana organizzatori di matrimonio che stima 17mila matrimoni cancellati in Italia tra marzo e aprile e altri 50mila tra maggio e giugno (con una perdita di giro d’affari già attorno ai 26 miliardi), è un grido d’allarme che accomuna il comparto Fvg, messo in ginocchio dall’emergenza sanitaria. «A collaborare con PromoTurismo Fvg – scrive Lirussi –, che proprio a gennaio ha aderito al progetto “Italy for Wedding” promosso da Convention Bureau Italia e ha iniziato un’intesa attività di promozione della destinazione sui mercati internazionali, c’è la rete Friuli Wedding Network, attiva da oltre cinque anni nell’azione di incoming e di gestione dei matrimoni stranieri in Friuli. Una rete composta da professionisti in grado di rispondere a tutte le esigenze degli sposi: Agenzia di Wedding Planner che fornisce servizi alberghieri, di trasporto, logistica e assistenza alla ristorazione, abiti da sposa, sposo e cerimonia, servizi legati all’intrattenimento musicale, luci, service, fotografia, bomboniere». Un settore che causa coronavirus paga «immediate ripercussioni sull’occupazione e pesantissime scelte di riorganizzazione e ristrutturazione aziendale già messe in atto da numerosi imprenditori per far fronte all’annullamento delle prenotazioni 2020. Ad oggi la percezione degli operatori è che forse sarà possibile ripartire dalla primavera 2021, ma senza alcuna certezza».

Le richieste? «Appare chiara la necessità delle aziende della filiera Wedding ed Eventi di ottenere da subito linee guida per affrontare la riorganizzazione dell’attività e strumenti per riprogrammare assieme ai clienti i contratti cancellati. Nello specifico è necessario aprire un tavolo di lavoro che si aggiorni in tempo reale in merito alle disposizioni relative alla sicurezza e alle tempistiche per la ripresa del lavoro. C’è la necessità di affrontare la questione delle scadenze fiscali insostenibili per imprenditori che vedono azzerati i ricavi relativi all’anno 2020, ma che devono in qualche modo pagare gli investimenti di magazzino già in casa per l’anno in corso. Merce, per l’intera filiera, soggetta a rapido deterioramento nel mercato, e in pochi mesi già “fuori moda” e pertanto invendibile se non a sconti rilevanti. La preoccupazione più grande – conclude Lirussi – è che le cerimonie vengano sospese fino a settembre, con conseguenze immaginabili: incassi azzerati e cassa integrazione che non può coprire tutto il periodo. Davanti a un futuro così incerto, gli imprenditori di Friuli Wedding Network danno la propria immediata disponibilità a contribuire a trovare, in accordo con le istituzioni preposte, le più rapide ed efficaci soluzioni alla drammatica situazione contingente».
«Ripartire per il settore degli eventi – aggiunge Lucioli – non significa semplicemente fissare una data. Vista la particolarità della nostra attività, ripartire a settembre non vuol dire riprendere a fatturare, ma iniziare a riprogrammare eventi che si terrebbero nel 2021 con i conseguenti incassi tutti procrastinati al nuovo anno. Il settore degli eventi ha bisogno di attenzione da parte del governo con contributi e fondi ad hoc, sospensione dei versamenti fiscali e agevolazioni mirate a consentire la sopravvivenza per migliaia di aziende che altrimenti hanno serie probabilità di fallire».

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