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Fontanini: “Un grande uomo di cultura, uomo di Chiesa che ci ha aiutato a non dimenticare le nostre radici”.

Medaglia della Provincia di Udine a monsignor Gian Carlo Menis.
Fontanini: “Un grande uomo di cultura, uomo di Chiesa che ci ha aiutato a non dimenticare le nostre radici”.
Mons. Menis ha ringraziato così “Ch’al vivi il Friûl”, vera patria piccola come territorio ma molto antica nella sua anima.
 

“Un grande uomo di cultura della nostra diocesi. Uno dei tanti uomini di chiesa che nel ‘900 ci ha aiutato a non dimenticare le nostre radici e i nostri valori, a non dimenticare quello che vuol dire essere popolo friulano con la sua cultura e con le sue specificità”. Con queste parole il presidente della Provincia di Udine, Pietro Fontanini, ha accompagnato oggi, lunedì 11 luglio, la consegna della medaglia istituzionale a mons. Gian Carlo Menis, direttore emerito dei Musei diocesani e Gallerie del Tiepolo. Una cerimonia molto sentita e partecipata per rendere omaggio a una figura di sacerdote, insegnante, storico e archeologo di primo piano per il pluriennale impegno nella tutela del patrimonio artistico del Friuli e per la valorizzazione della storia del popolo friulano. L’importante opera è stata evidenziata dall’arcivescovo di Udine, mons. Andrea Bruno Mazzocato, che ha ricordato come la straordinaria attività di mons. Menis si sia concretizzata grazie a due spinte: l’essere sacerdote e l’essere friulano. “Le due dimensioni – ha detto l’arcivescovo – si sono fuse in mons. Menis come in altri grandi sacerdoti che hanno coniugato l’attività pastorale con l’amore per questa terra e la sua storia. La cerimonia per mons. Menis è un atto nei confronti del contributo dato dalla Chiesa allo sviluppo e alla crescita della terra e del popolo friulano”. 
Mons. Menis ha ringraziato il presidente Fontanini rilevando come sono stati in tanti ad aver lavorato per tenere alta la tradizione della Piccola Patria e che tra i suoi lavori, quello più importante, è stato la “Storia del Friuli dalle origini alla fine dello stato patriarcale”. “Sono tanti i friulani che hanno il sapore della loro patria. Perché il Friuli è una vera patria: magari piccola come territorio ma molto antica nella sua anima – ha detto -. Una patria che qualche politico cerca di far dimenticare. Tutti si ricordano ancora le battaglie del 1945 per riconoscere il Friuli come regione autonoma”. Se il merito principale va alla sua gente che ha sentito nei secoli la propria autonomia culturale raccogliendo elementi dalle culture circostanti ma soprattutto attraverso la lingua parlata ogni giorno, Menis ha ricordato come “la realizzazione di questo sogno fu dei Patriarchi. Con la creazione dello Stato patriarcale portarono al massimo sviluppo l’identità politica della regione. I patriarchi erano per la maggior parte stranieri ma la composizione politica dello Stato era tutta friulana. Così per quattro secoli – dal 1077 al 1445 – i friulani hanno potuto vivere come popolo indipendente. 26 su 75 patriarchi furono oltre che capi religiosi anche politici della nostra terra. La “Costituzion de Patrie dael Friûli” pubblicata dal patriarca Marquardo fu valida anche sotto il dominio veneto”. “È importante – si è raccomandato – che il popolo friulano di oggi non perda la coscienza della sua autonomia culturale”. “Udin al è la “Aquileja Nova” ha detto citando il patriarca Nicolò di Lussemburgo, concludendo con un’esortazione “Ch’al vivi il Friûl! cun Udin come capitâl e il cjistiel come sede dal Patriarcje e dal guvier nazional”.

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