Bearzi

Indagine sul popolo dei ciclisti in Italia


Pedalare è bello e a muoversi in bicicletta – per chi ha la passione delle ‘due ruote’ ecologiche – non si rinuncia anche se il 60%, su un campione di 11 mila intervistati, dichiara di essere stato derubato della bici almeno una volta e di temere per la propria sicurezza fisica, tra macchine che sfrecciano e mancanza di corsie dedicate. Tuttavia, l’umore del popolo ciclista è alto e l’uso del mezzo ‘verde’ cresce anche sul tragitto casa-lavoro. Lo spiega il primo censimento – ‘Raccontami come usi la bici’ – condotto dalla Federazione italiana amici della bicicletta (Fiab) e curato dal professore Andrea Scagni, docente di statistica all’Università di Torino. “I dati – spiega Antonio Dalla Venezia, presidente Fiab – confermano un aumento di coloro che si spostano in bici per raggiungere i luoghi di studio e di lavoro. E rafforzano il senso delle nostre campagne per la tutela giuridica dell’infortunio in itinere, per la riduzione dei limiti di velocità a 30 km orari nelle città, e per la richiesta di risorse e programmi organici e concreti”. “Pedalare in Italia è ancora una corsa ad ostacoli – sottolinea Scagni – e solo uno su cinque ritiene che sia tutto a posto. Si combatte quotidianamente con difficoltà risolvibili ma che richiedono il coraggio di chi amministra localmente e la lungimiranza a livello nazionale per promuovere, con un progetto organico e complessivo, gli sforzi locali. Tra i problemi spiccano il pericolo per la propria incolumità, il cattivo fondo stradale e il rischio di furto”. Ma per il 70% “é bello e piacevole muoversi in questo modo e ne beneficia la salute (67%), inoltre non si inquina (58%) e si evitano i problemi di parcheggio (46%)”. La mancanza di legalità è una nota dolente: il 60% degli intervistati ha subito il furto della bici, il 50% è stato derubato anche due volte del suo mezzo. Altro grido di dolore è per “la legge del più forte (e più ingombrante), che vige sulle strade italiane, con le ciclabili trasformate regolarmente in parcheggi abusivi”. “Dalle voci dei pedalatori – prosegue Scagni – emerge la necessità di fare sistema: basta con la ciclabilità ‘a pezzi’, quando viene comodo elettoralmente o quando capita di avere risorse d’avanzo: l’azione a singhiozzo è inutile. Nelle scelte urbanistiche ci deve essere una solida cultura della qualità della vita sostenibile, non l’opportunismo politico del momento”. L’uso della bici è trasversale, ma i maggiori utilizzatori sono gli impiegati. Oltre il 60% del campione intercettato dalla Fiab dichiara di andare al lavoro in sella, e il 75% si sposta abitualmente, in città, pedalando per commissioni e appuntamenti. I due terzi pratica l’escursionismo alla scoperta non invasiva della natura e dei luoghi d’arte. Si pedala sempr: solo un quarto desiste nella stagione fredda. “Nel complesso – conclude Scagni – la corsa alla ciclabilità la vince il Nord-Ovest: le regioni con i ciclisti più contenti sono Trentino Alto Adige ed Emilia-Romagna. Ma non tutto il nord sta così bene: la Lombardia è decisamente più indietro. Al centro-sud, invece, Puglia e Marche si stanno muovendo, ma la strada è ancora lunga. Tocca ancora pedalare!”.

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