La morte di Steve Jobs: il pensiero del Gabbianone

appleNon ho un iPhone e mai l’avrò. Ma la grandezza di un personaggio è anche, se non tutto, nell’essere citato pure dal fronte del “non”. Impone una moda e chi non lo segue dipende comunque da. Il mio fantastico Bb è superiore all’iPhone solo perché l’iPhone, il sopravvalutatissimo iPhone, nemmeno il migliore, nemmeno il primo smartphone, c’è. Per essere massacrato dal push.

tratto da  il Gabbianone

Senza ora, perché è ora, farlo passare come un paladino della libertà contro l’orco Gates, o come il mago infallibile con tutte le ciambelle bucate, respingendo dunque ogni forma di jobsismo adorante, non si può negare a Steve Jobs il titolo di rivoluzionario.
La genialata è stata invertire le tappe cogliendo la deriva dei tempi. Ha cambiato prima il mondo serio, poi quello fashion. Prima ha fatto la rivoluzione, poi i giochetti. Prima ha creato, poi si è divertito. Soggetto di culto, poi di popolo. Come i Genesis di Gabriel e poi di Collins. Non ha inventato la ruota perché la ruota c’era già, ma non è che l’inventore della ruota fosse meno un figo perché non aveva inventato la pietra o il legno. Jobs ha avuto sempre ottime idee, le più recenti sono diventate marchette perfette. Non ha cambiato il pianeta ma non lo ha reso di sicuro peggiore. E, in un mondo fatto sempre più di cazzate, non ha avuto rivali.

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