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Omicidio Silvia Gobbato: ciocche di capelli in camera Garbino

Alcune ciocche di capelli sono state rinvenute in camera di Nicola Garbino. E’ stato rilevato dai carabinieri, che giovedì hanno compiuto un primo sopralluogo nella sua abitazione di Zugliano. Il materiale, posto sotto sequestro, dovrà ora essere analizzato per capire se si tratti di capelli veri o finti. I carabinieri del Nucleo investigativo, diretti dal capitano Fabio Pasquariello, hanno apposto i sigilli dunque anche alla camera dell’indagato. Probabilmente lunedì o martedì torneranno sul posto per nuove analisi più approfondite. Dalla stanza i militari dell’arma hanno portato via anche un computer che dovrà essere analizzato.

“Chiesi un passaggio in auto alla polizia municipale ma mi risposero di no”. Fuggito dall’ippovia, “convinto che sarei stato preso dai carabinieri”, lo stesso pomeriggio dopo l’omicidio, per tornare all’auto parcheggiata nei pressi del cimitero di Udine, Nicola Garbino si era diretto di nuovo verso la scena dell’omicidio di Silvia Gobbato. “A un certo punto venni bloccato da un agente della polizia municipale di Tavagnacco”. Questi, lo invita a tornare indietro poiché la zona era presidiata proprio per il delitto. A quel punto Garbino chiede al vigile un passaggio in auto “per tornare verso il parco del Cormor” in direzione del cimitero, “dove avevo lasciato la macchina”. Garbino allora per raggiungere la vettura percorre a piedi anche un tratto della Tangenziale di Udine. “Sono passato anche davanti a un distributore di benzina, pensavo di essere stato ripreso dalle telecamere” di sicurezza dell’impianto. Ascoltato ieri mattina dal gip Paolo Lauteri, nell’udienza di convalida del fermo, Garbino ha confermato la confessione resa giovedì davanti ai carabinieri e al pubblico ministero Marco Panzeri. “Anche a voler ritenere che Garbino si sia reso conto dell’errore commesso, e confessandosi si è voluto liberare da un peso, l’orrore del fatto e la dimostrata capacità di porre in essere condotte tanto aberranti, non consentono di ritenere sufficientemente efficace la semplice comprensione dell’errore”, scrive il giudice nell’ordinanza con cui ha disposto la custodia cautelare in carcere, per il pericolo di reiterazione del reato, per le accuse di tentato sequestro di persona e omicidio volontario. All’indagato è stato contestato anche il porto del coltello. Il racconto di Garbino è denso di particolari, tranne – scrive ancora il Gip nell’ordinanza – “quando si tratta di descrivere i colpi inferti col coltello, relativamente ai quali sembra quasi colpito da una mezza amnesia, quasi a voler eliminare la fase cruciale dell’azione”. Garbino insegue la ragazza, tenta di zittirla mettendole una mano sulla bocca, ma inutilmente. “Ho pensato che con tutto quel rumore potesse sopraggiungere qualcuno, ho pensato di scappare – ha confessato durante l’interrogatorio, come riportato nell’ordinanza – ma all’improvviso l’ho colpita con una coltellata, credo alla pancia. L’ho quindi colpita con altre coltellate, non ricordo né il numero delle coltellate inferte, penso comunque una decina, né l’esatta ubicazione dei colpi”. Il Gip ritiene dunque credibile il movente del sequestro di persona a scopo di estorsione, mentre la “determinazione omicida è intervenuta in un secondo momento”. Secondo quanto riferito dal suo legale, Nicola Garbino in carcere “è molto provato, pentito e sconfortato per quanto accaduto. I suoi pensieri sono rivolti alla famiglia della ragazza e alla sua”. Questa mattina l’autopsia ha confermato che Silvia Gobbato è stata uccisa con 12 coltellate, oltre a un paio sovrapposte. Il colpo mortale è quello alla giugulare. Le indagini proseguono ora alla ricerca di ulteriori riscontri. Dalla camera dell’indagato i militari dell’Arma hanno sequestrato alcune ciocche di capelli, che dovranno essere analizzate, così come un computer.
(Elena Viotto)

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