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Uniud: realtà virtuale per imparare la rianimazione cardiopolmonare

Ogni anno, centinaia di migliaia di persone muoiono a causa di un arresto cardiaco. Praticare subito ed efficacemente la rianimazione cardiopolmonare (RCP) aumenta significativamente le possibilità di sopravvivenza. L’organizzazione dei corsi di formazione RCP richiede però risorse non indifferenti in termini di personale ed attrezzature. Inoltre, gli strumenti didattici tradizionali riproducono solo in parte la vasta gamma di sensazioni che un soccorritore prova in una reale situazione di emergenza. Queste problematiche sono state affrontate da una ricerca in collaborazione fra l’Università degli Studi di Udine e l’Azienda Sanitaria Universitaria Friuli Centrale. La ricerca ha portato alla creazione di un sistema in realtà virtuale per formare al meglio nelle procedure salvavita. Venerdì scorso, proprio nel giorno in cui lo European Resuscitation Council ha celebrato la giornata mondiale della RCP, sono stati resi pubblici i risultati dello studio di efficacia del sistema di formazione udinese, pubblicati dal “Journal of Biomedical Informatics”

«La collaborazione è nata nel contesto del programma di rete EASY-NET – racconta Francesca Valent, responsabile della parte medica della ricerca – che mira a studiare l’efficacia di interventi di audit & feedback in vari ambiti sanitari e in Friuli Venezia Giulia si concentra proprio sull’emergenza-urgenza». Il software è stato interamente realizzato dal Laboratorio di Interazione Uomo-Macchina – HCI Lab dell’ateneo friulano.

«Questo sistema di addestramento – spiega Luca Chittaro, direttore di HCI Lab – è il più recente di una lunga serie di simulatori in realtà virtuale creati negli ultimi 20 anni dal nostro laboratorio e che spaziano su numerosi tipi di emergenze, dagli incidenti aerei agli attacchi terroristici. Per l’apprendimento della RCP, abbiamo anche integrato il mondo virtuale con un manichino fisico: gli utenti possono eseguire le azioni fisicamente sul manichino, mentre vedono dentro il casco una riproduzione di un essere umano, animata e sincronizzata con la posizione fisica del manichino».

«Lo studio pubblicato – spiega Fabio Buttussi, ricercatore presso il Dipartimento di Scienze matematiche, informatiche e fisiche dell’università di Udine – ha visto la partecipazione di due gruppi di persone che hanno provato il sistema di addestramento totalmente immersi nella realtà virtuale grazie ad un casco e dei sensori per il tracciamento dei movimenti delle mani, ma uno dei due gruppi ha usato il sistema con manichino integrato, mentre l’altro senza. Entrambi i tipi di addestramento in realtà virtuale – aggiunge Buttussi – hanno avuto effetti positivi sulla conoscenza della procedura RCP e sulle abilità manuali per eseguirla sia con che senza il manichino, il quale si è rivelato utile per comprendere la corretta pressione da esercitare sul torace della persona da soccorrere».

«La realtà virtuale – conclude Valent – si sta rivelando uno strumento eccezionale in quanto permette di valutare in maniera oggettiva e standardizzata la capacità di gestire situazioni di emergenza come l’arresto cardiaco e di registrare indicatori chiave della performance, quali frequenza e profondità delle compressioni». La collaborazione proseguirà valutando quali modalità di feedback hanno il maggiore impatto sul miglioramento delle performance dei soccorritori.

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