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Un Bacio a Pordenone. Ivan Cotroneo incontra il pubblico

Photocall del film 'Un Bacio' di Ivan Cotroneo
Ivan Cotroneo arriva a Cinemazero a presentare il suo nuovo film Un bacio mercoledì 6 aprile alle 21.00, accompagnato dalla produttrice Francesca Cima (Indigo Film). Un bacio è stato girato interamen
?t?e a Udine lo scorso anno e proprio all’interno delle premiazioni del concorso, durante Pordenonlegge.it 2016, Cotroneo ebbe l’occasione di raccontare l’esperienza del set di fronte a una platea di studenti. Un anno dopo lo scrittore e regista napoletano ritorna a Cinemazero, in un appuntamento targato Scrivere di Cinema e promosso in collaborazione con Fondazione Pordenonelegge.it, per presentare un film idealmente dedicato a tutti i giovani e al loro diritto di cercare una propria personale strada alla felicità. Come racconta lo stesso Cotroneo «Un bacio è un film che ha per protagonisti tre adolescenti. Un film che, per le tematiche che tratta è rivolto a tutti, adulti e non, ma che parla soprattutto ai ragazzi. Ragazzi che mettono al primo posto l’amicizia. Che si sentono soli. Che hanno una terribile paura di essere diversi, e di venire giudicati. Di ritrovarsi un’etichetta addosso. Qualunque essa sia».
Vista la tematica affrontata, Cinemazero ha invitato l’Assessora regionale Loredana Panariti a partecipare alla serata, così da poter arricchire il palco con la presentazione della pubblicazione sul “Progetto regionale di prevenzione e contrasto del fenomeno del bullismo omofobico: rilevazione del problema, strategie d’intervento e attività di formazione”, di cui l’Assessorato regionale al Lavoro, Formazione, Istruzione, Pari Opportunità, Politiche giovanili, Ricerca e Università della Regione Friuli Venezia Giulia è capofila, affiancata da Arcigay, rappresentato da Nacho Quintana Vergara, Presidente della sezione Udine e Pordenone, e Davide Zotti, della sezione di Trieste e responsabile educativo del progetto. Sarà poi presente anche il Garante dei diritti della persona FVG, Fabia Mellina Bares, che patrocina il film per le tematiche affrontate.
Sarà dunque interessante confrontare questi temi con la visione che ne hanno i ragazzi coinvolti nel progetto regionale “a scuola per conoscersi”, che dal 2009 si impegna nel contrasto del bullismo omofobico nelle scuole della regione e che l’anno scorso hanno realizzato – grazie all’impegno della didattica di Cinemazero in collaborazione con C.E.C. e La Cappella Underground, che ha in programma giovedì 7 una mattinée con le scuole – dei brevi, intelligenti e simpatici spot, che apriranno la serata.
Il progetto infatti ha raccolto l’interesse e la collaborazione di una partnership qualificata che ha visto cooperare enti pubblici quali l’Amministrazione regionale, l’Ufficio scolastico regionale per il Friuli Venezia Giulia, il Dipartimento di Scienze della vita dell’Università degli studi di Trieste e associazioni di volontariato che hanno maturato esperienze pregresse sul tema quali l’Arcigay Arcobaleno Trieste e Gorizia, Arcigay Nuovi Passi di Udine e Pordenone e Arcilesbica Udine, fornendo dunque le premesse ideali per incorniciare il film di Cotroneo.
Un bacio ha per protagonisti Lorenzo (Rimau Grillo Ritzberger), Blu (valentina Romani) e Antonio (Leonardo Pazzagli) che hanno molte cose in comune: l’età – sedici anni –, frequentano la stessa classe nello stesso liceo in una piccola città del nord est, hanno ciascuno una famiglia che li ama, e tutti e tre, anche se per motivi differenti, finiscono col venire isolati dagli altri coetanei. Un bacio è un film sull’adolescenza, sulle prime volte, sulla ricerca della felicità. Ma anche sul bullismo e sull’omofobia. Sui modelli e sugli schemi che ci impediscono, e che impediscono soprattutto ai ragazzi, di essere felici, di trovare la strada della loro singola, particolare, personale felicità. Liberamente ispirato all’omonimo libro del regista, edito da Bompiani nel 2010, è prodotto da Indigo Film e Titanus con Rai Cinema, e con il sostegno di FVG Film Commission, al cinema distribuito da Lucky Red.
Ivan Cotroneo sarà poi a Spilimbergo sabato 9 aprile per presentare il film al cinema Miotto (ore 20.45): un appuntamento che segna anche la prima anticipazione al festival sui maestri della fotografia Le Giornate della Luce, vinto lo scorso anno da Luca Bigazzi, che firma la fotografia di Un bacio

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Mercoledì 6 aprile, alle ore 21.00, presso il CinemaZero di Pordenone, Ivan Cotroneo regista di Un Bacio incontrerà il pubblico per i saluti in sala.

Lorenzo, Blu e Antonio hanno molte cose in comune: hanno sedici anni, frequentano la stessa classe nello stesso liceo in una piccola città del nord est, hanno ciascuno una famiglia che li ama. E tutti e tre, anche se per motivi differenti, finiscono col venire isolati dagli altri coetanei. La loro nuova amicizia lo aiuta a resistere, fino a quando le meccaniche dell’attrazione e la paura del giudizio altrui non li colgono impreparati…

UN BACIO è un film sull’adolescenza, sulle prime volte, sulla ricerca della felicità. Ma anche sulbullismo e l’omofobia. Sui modelli e sugli schemi che ci impediscono, e che impediscono soprattutto ai ragazzi, di essere felici, di trovare la strada della loro singola, particolare, personale felicità.

Un bacio è un film che ha per protagonisti tre adolescenti. Un film che, per le tematiche che tratta è rivolto a tutti, adulti e non, ma che parla soprattutto ai ragazzi. Ecco, se posso esprimere un desiderio, mentre scrivo queste note e il film non ha ancora iniziato la sua strada nel mondo esterno, il desiderio è questo: vorrei che Un bacio fosse un film soprattutto per loro, per i ragazzi. Ragazzi che mettono al primo posto l’amicizia. Che si sentono soli. Che hanno una terribile paura di essere diversi, e di venire giudicati. Di ritrovarsi un’etichetta addosso. Qualunque essa sia.
Un bacio è tratto da un racconto che ho scritto, che porta lo stesso titolo e che è stato pubblicato in Italia da Bompiani. Ma mentre nel libro i protagonisti erano due ragazzi e un‘insegnante, qui, nella sceneggiatura scritta con Monica Rametta, i protagonisti sono tre adolescenti, e il mondo che si racconta è il loro. Gli adulti, che pure nella storia sono importanti, non vedono il mondo con gli stessi occhi di Blu, Lorenzo e Antonio.
In Un bacio la piccola città in cui vivono i tre personaggi, Udine, ha un’importanza fondamentale. Mescola vecchio e nuovo, un centro storico bellissimo, la periferia dei capannoni e una scuola superiore moderna, con un campo di basket e larghi corridoi sul modello dei licei americani. In questa città ci sono palazzine anni Settanta e poco lontano vecchi casali, e intorno c’è una strada provinciale su cui corrono i camion ma si va anche in bici. C’è un bosco dove Antonio e il padre vanno a caccia. C’è un fiume bellissimo, che scorre in una forra. Ci sono dei giardinetti, dove fatalmente ci si rivede tutti. Una stazione da cui parte un treno che in due ore e mezzo ti porta in una grande città.
Qui mode, musica e social network dei ragazzi sono gli stessi che esistono in ogni parte del mondo occidentale, eppure si gira in bicicletta, e si va a fare il bagno al fiume. Qui la persona che crea una pagina su internet per insultarti è il figlio del macellaio da cui tua madre fa la spesa. Un mondo chiuso in pochi chilometri, ma in cui si usa WhatsApp per darsi gli appuntamenti, o per scrivere brevi frasi che non si ha il coraggio di dire a voce. Parole d’amore o insulti feroci.
Di notte improvvisamente questa città sembra magica, quando non c’è nessuno in giro, ed è così che una notte, elegantissimi e innamorati della loro amicizia, la vedono i miei tre ragazzi.
Antonio, Blu, Lorenzo. Tre ragazzi sedicenni, circondati da una classe – e da una scuola – di coetanei. Per il casting abbiamo voluto coinvolgere ragazzi pieni di passione e entusiasmo, cercando di costruire con loro un progetto comune: non un semplice casting quindi, ma il racconto di un mondo di adolescenti realizzato insieme, con grande sincerità e onestà intellettuale, e cuore. Non volevo che i ragazzi scelti, in diversa misura coinvolti, si limitassero a recitare o interpretare dei personaggi; volevo portassero in questo racconto le loro esperienze e le loro vite, come se Un bacio fosse una testimonianza della loro bellissima e fuggevole età di passaggio.
Per questo ho incontrato più di mille ragazzi. È stato emozionante come nessuno dei casting dei miei crediti non contrattuali

lavori precedenti. Accanto ai ragazzi, per i ruoli degli adulti, ho voluto coinvolgere attori bravi e credibili, perché ho creduto che di questa storia andasse preservata, e trattata con cura, la possibilità di identificazione, la verità emotiva del racconto.
Un bacio è un film sulla fragilità della giovinezza, sul pericolo che si nasconde dietro un insulto volgare, sulle ferite e sulle gioie improvvise. Un film su un’età in cui tutto quello che succede è il centro del mondo: una brutta scritta sul muro esterno della scuola, l’invito mancato a una festa, le parole sgraziate di un adulto. Un film che è una commedia, che è vitale e vivo, fino a quando non arriva il pericolo. Un film che piuttosto che definire drammatico mi piace pensare come romantico. Un film sull’amore, su tutti gli amori che vanno a male, che sono sciupati dal mondo, e che, come nel finale del mio racconto, potrebbero invece avere una sorte diversa, e più bella, e più felice.
Non ho paura di dire che tengo moltissimo a questo film, per le tematiche che affronta, e per come le affronta. Per l’importanza, anche personale, che ha per me raccontare questo tema, le meccaniche del bullismo, il rischio dell’infelicità, il pericolo per i ragazzi, in questo preciso momento storico. Da sceneggiatore di film di altri registi, e da scrittore per me stesso, ho sentito più volte la necessità di affrontare il tema dell’inclusione, della ricchezza che sempre ci portano le differenze. E poter parlare oggi di bullismo e adolescenza, di omofobia e isolamento, con una storia e dei personaggi che raccontano la loro voglia di vivere e di resistere, era per me diventato una questione di necessità.
Durante la preparazione ho raccontato spesso cosa significasse per me questo film: ne ho parlato a lungo con Luca Bigazzi, per il tipo di luce che mi sarebbe piaciuto avere, per il passaggio dai toni caldi di quando i miei tre ragazzi stanno insieme, alla luce fredda della palestra in cui Lorenzo viene picchiato; ne ho parlato con il costumista Rossano Marchi guardando le foto di migliaia di ragazzi per i dettagli dei vestiti – non costumi – dei miei protagonisti; ne ho parlato esplorando le fotografie di centinaia di stanze di adolescenti con la mia scenografa Ivana Gargiulo; ho parlato con Ilaria Fraioli, montatrice del film, della necessaria fluidità narrativa fra la realtà che vivono questi adolescenti, e le loro immaginazioni visualizzate nel film.
Mi piacerebbe che quello che ne è venuto fuori fosse un film popolare nel senso più bello del termine, un film che parla ai giovani e a quella parte di adolescenza che tutti noi adulti ci portiamo dentro. Un film sulla bellezza e sul terrore che ci fa la vita. Un film per il quale non si ha paura di ridere e di piangere.
Un film sulle ‘prime voltÈ.
E un film che di per se stesso è una ‘prima volta’.
Sicuramente l’avventura più grande, e per me più bella, che io abbia mai affrontato.

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