Bearzi

Valvasone: rievocazione storica – 7/9 settembre 2012 – il programma

In Italia i traffici del mondo mercantile, delle banche e degli affari si spandono per tutta l’Europa. Un flagello provoca disgusto e angoscia per il disgregarsi e il degenerare delle norme sociali e civili. Non è il nostro tempo. Correva l’anno 1348.

Giovanni Boccaccio nel Decameron si rivolge alle “graziosissime donne” con un “orrido cominciamento”: la descrizione delle peste che ha afflitto la città di Firenze. Le conduce attraverso un itinerario che, come un sentiero di una “montagna aspra e erta”, giunge a un piano bellissimo e dilettevole: l’idilliaco scenario naturale della villa fiesolana, in cui la brigata di sette fanciulle e tre giovani cerca scampo dal contagio e dalla dissoluzione morale e sociale della vita cittadina. Qui tra riposi, banchetti, canti e danze prendono forma di parole le cento novelle del primo capolavoro di narrativa che folgora la società moderna. Nel Decameron, dice Vittore Branca, «gli uomini della classe media, operosa e audace, si pongono al centro di una nuova epopea, quella mercantesca, che allora investiva vitalmente tutta l’Europa e avviava la nuova società borghese-capitalistica con un’alta coscienza morale e sociale».

Nel ventennale del Medioevo a Valvasone scegliamo un altro dei padri della letteratura italiana per incoraggiare la fiducia nella forza e nell’intelligenza dell’uomo, capace di affrontare e superare gli ostacoli di un’epoca, che riflette, per certi aspetti, il nostro presente. Nel disegno a penna e bistro di Boccaccio, dal cielo medievale scende la mortifera pestilenza e sarà il novellare l’antidoto che ripristinerà un ordine umano alla realtà; pertanto lasciatevi raccontare la nostra ventesima storia, che inizia quando un Inimico tempo correndo.

 

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