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World Photography Expeditions: Francesco Zanet si presenta a Udine20

La location Homepage di Corte Morpurgo ospita, venerdì 12 luglio alle ore 20:30 l’incontro: Un nuovo modo di viaggiare. WPE per un turismo sostenibile. Abbiamo contattato telefonicamente Francesco Zanet che direttamente dalla sua auto con la quale sta percorrendo l’autostrada, ci spia qualche anticipazione:
Quando e come è iniziata la tua carriera fotogiornalistica?
Fondamentalmente è iniziata all’università di Pordenonone dove ho studiato Scienze e tecnologie multimediali e in quello stesso periodo ho collaborato, per circa quattro anni, con l’agenzia foto giornalistica pordenonese PressPhoto Lancia occupandomi principalmente dei concerti live. Da qui ho messo a disposizione i miei scatti per il Gazzettino immortalando gli eventi che accadevano tra il Nord-Est e il Friuli in generale.

Puoi anticipare qualcosa in più sul progetto World PhotographyExpeditions?
È un collettivo di cinque fotografi, ideato da me, Pierpaolo Mittica e Daniele Borghello, legato alla foto di viaggio e al foto giornalismo che si occupano di raccontare luoghi e persone. Obiettivo? Valorizzare la foto di viaggio. Nel nostro girovagare, infatti, abbiamo creato dei corsi itineranti per indurre le persone a fare degli scatti anche al di fuori dei classici tragitti turistici creando così l’opportunità di rientrare a casa con un reportage inusuale e non banale. Il nostro approccio consiste nel rapportarsi con le persone e di trovare la soluzione ideale che permetta ai nostri allievi di fotografare in sicurezza nell’intento di realizzare un racconto quanto più ottimale possibile.

Cosa si intende per turismo sostenibile in ambito fotografico e non?
All’interno del WPE ci focalizziamo su una parte in particolare, quella del viaggio sostenibile. Entriamo in contatto con realtà estremamente critiche all’interno delle quali il corso della vita è quanto mai difficile e duro. Quindi è importante comprendere che il WPE non ha solo ed esclusivamente un obiettivo didattico ma offre sostenibilità e aiuto alle persone e alle culture che fotografiamo. Ed è questo il motivo che ci porta, prima di ogni viaggio, a ricercare la collaborazione con le varie Onlus che operano nelle aree di nostra destinazione. Questo progetto deve contribuire anche al miglioramento delle condizioni di popoli meno fortunati di noi.
Tra i tuoi reportage qual’é il luogo a cui collegheresti i tuoi scatti migliori e quali sono le emozioni che prevalgono quando trovi lo scatto giusto?
Domanda difficile, molto difficile. Paradossalmente l’esperienza più forte l’ho vissuta in Italia e precisamente in Emilia Romagna quando è stata colpita dal terremoto. Qui ho fotografato cose e persone a me molto familiari e i miei scatti sono nati da un fortissimo coinvolgimento emotivo. In questo lavoro spesso ci si immerge completamente nelle realtà scelte. Il trucco di un buon reportage è vivere le emozioni che percepiamo e non sbandierare immediatamente la macchina fotografica perché il soggetto lo vedrebbe come un attacco personale. Comunque sì, il reportage sociale e foto giornalistico realizzato in Emilia è stato ilpiù emozionale dal punto di vista umano.

Cosa ne pensi del “dietro le quinte” di Homepage?
Francamente ho calcato poco questo palco, non l’ho mai conosciuto in maniera approfondita e l’ho sempre vissuto in maniera amichevole. Da quest’anno però, assieme ai miei allievi, lo vivrò anche dal punto di vista professionale.

Hai un fotografo in particolare che influenza il tuo stile? Quale?
Mi piace rapportarmi con fotografi contemporanei con cui, un giorno, potrei avere la possibilità di interloquire e di avere un confronto professionale. Prediligo i fotografi estremi e tra questi ammiro molto Alex Majoli, Paolo Pellegrin e Fabio Bucciarelli, tre italiani con una grande visibilità a livello internazionale data dalla loro capacità di creare storie e racconti di ambienti molto difficile accompagnati da un’enorme sensibilità. Tra i fotografi storici non posso non citare SebastiãoSalgado, tra i miei preferiti.
Intervista a cura di Rita Fortunato
Foto: Serena Genovese

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