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Da Pozzo: Torniamo a un economia dal volto umano

da pozzo 01Un anno fa, come ricorderà anche il presidente della Regione Renzo Tondo, ci siamo incontrati ribadendo la necessità di implementare l’accesso al credito per le Pmi, di sbloccare i progetti innovativi in atto e di snellire la burocrazia. La Regione ha fatto molto in questi ambiti: è necessario, però, dare un’ulteriore spinta al credito per il nostro sistema produttivo.

La crisi economica che stiamo attraversando e con fatica stiamo superando, è grave, e le cause vengono da lontano.
La flessione demografica delle principali potenze industriali e la forte sperequazione dei redditi (tra Paesi e nei Paesi), che hanno provocato un generalizzato calo della domanda. E così, è cresciuta – a partire dagli Stati Uniti – l’illusione della debit economy. Riducendo i tassi, la domanda è stata alimentata e sostenuta dal debito.
Su questa illusione si è sviluppata a dismisura un’“economia di carta”, basata su soluzioni finanziarie “creative” e sempre più lontana dalla produzione reale di beni e servizi e sicuramente si sono persi di vista i caratteri fondamentali dell’economia:  la centralità del lavoro, il ruolo dell’impresa come motore della produzione e della crescita, il valore delle istituzioni.
In questi ultimi decenni l’imprenditore è stato inquinato da una ricerca  dei profitti anche attraverso a  una selvaggia supremazia della finanza sull’economia reale.
Diversi economisti sottolineano che questa crisi farà rinascere “un’idea vera di imprenditorialità”.

Decisamente, questa fase negativa ci ha dato un paio di lezioni:
–    quella di riscoprire la “vera” e duratura ricchezza di un Paese che consiste nella capacità produttiva del lavoro e nell’abilità delle imprese di organizzare competenze e conoscenze per produrre beni e servizi;
–    quella di riconoscere che accanto ai valori economici sono importanti  i valori umani.
Due aspetti che insieme hanno concorso a realizzare l’invidiato modello di sviluppo della nostra regione.

L’economia deve riscoprire il ruolo di protagonista dell’imprenditore che intende “l’impresa come progetto di vita, con radici profonde nell’ambiente e nel territorio”.
“Bisogna tornare all’uomo, alla sua grandezza e alla sua fatica” sono le parole di Giorgio La Pira, un testimone luminoso e appassionato di democrazia, che con grande semplicità ha saputo mettere in risalto il valore dell’uomo, la sua autenticità, perché è necessario vivere le responsabilità con sapiente equilibrio, metodo, impegnandosi nel proprio ruolo con totale dedizione.
In un contesto globale fitto di trame e dinamiche molto delicate in ogni aspetto della vita delle persone, ci troviamo a riflettere su un orizzonte planetario unico che unisce il destino dei popoli, e la dimensione locale,  sempre, e sempre più, è fondamento e patrimonio inestimabile dell’uomo, dell’uomo-lavoratore, dell’uomo-imprenditore e dell’uomo consumatore.
È in questa dimensione che le nostre economie provinciali presentano scenari fortemente differenziati: all’interno di ciascuna area, infatti, è possibile individuare i fattori che, essendo strettamente legati alla diversità dei modelli di sviluppo locale, determinano un impatto diverso della crisi sul territorio, sia in termini di andamenti economici che di intensità nella manifestazione dei vari fenomeni in esame.
E questo accade anche per la nostra regione, per l’economia friulana in particolare.

Bisogna ripartire mantenendo la conoscenza della tradizione, ma con atteggiamento innovativo. Ripartire cioè dal binomio tradizione-innovazione, che si traduce nella trilogia passato-presente-futuro: mantenere i punti di forza, le caratteristiche peculiari, i fattori critici di successo di un prodotto… nel rispetto della “genuinità” e del valore dello stesso. Da questa crisi possiamo cogliere molte opportunità, a partire dal rafforzamento del sistema di relazioni tra imprese, mondo della finanza e pubblica amministrazione.

Dicevo, necessità di evoluzione e di cambiamento  nel modo di fare impresa, con un necessario recupero dei valori fondamentali nella vita e nel lavoro, perché questa delicata fase locale-globale esprime una crisi che non è solo economica, ma anche sociale.

Certamente dobbiamo imparare a declinare concetti quali:
a)    la famiglia intesa non solo come agenzia di consumo, di risparmio e di redistribuzione del reddito, ma anche soggetto produttore di beni immateriali come l’educazione, la fiducia, la felicità soggettiva. È fondamentale per gli imprenditori avere collaboratori motivati e con un atteggiamento positivo;

b)    la responsabilità che non si basa solamente sugli strumenti come i bilanci sociali o i codici etici, ma si gioca principalmente sulle persone. L’imprenditore e il lavoratore sia nel privato che nel pubblico, devono rioccupare il centro della scena economica: è necessario che le persone  si prendano cura dei problemi e che non alzino la mano dicendo “io non sono il responsabile”.

c)     le regole. Con la globalizzazione non è più chiaro chi gioca, chi scrive le regole, chi fa l’arbitro. Il mercato è un momento di vita civile e quindi per funzionare bene richiede delle regole.

Questa crisi ci dice che siamo stati troppo a lungo distratti, pensando che arbitri imparziali vegliassero sui nostri risparmi e sui nostri acquisti. Ma anche che bisogna capire che  sempre più l’economia sarà basata su fattori istintivi ed emozionali.
Già Keynes sosteneva, all’indomani della crisi del ’29, che pure la natura umana, sotto forma di tendenze psicologiche, influenza le nostre azioni e, quindi, le scelte in materia economica e finanziaria.
Le persone non si comportano solo razionalmente e i mercati non tendono automaticamente  all’equilibrio: secondo la teoria degli “spiriti animali” di George Akerlof noi siamo mossi anche da motivazioni, da idee e da atteggiamenti talvolta irrazionali, e l’economia reale funziona quando si fa interprete di fattori quali l’ottimismo, la fiducia, il panico, il senso di equità, l’illusione monetaria.
La  Camera di Commercio  ha impiegato, nell’ultimo anno,  circa 2,8 milioni di euro per contrastare, nei limiti delle proprie possibilità, gli effetti locali della crisi dell’economia.
Il documento di programmazione dell’ente camerale – “Oltre il tempo della crisi come e quando” – indica una mission precisa: promuovere e realizzare un modello di sviluppo basato su “reti di impresa in reti di territori” .
Le “reti di imprese” e l’innovazione rappresentano due elementi chiave dell’azione camerale con l’obiettivo di preparare, rafforzandone i caratteri di competitività, il sistema imprenditoriale friulano a una nuova fase congiunturale.
Le azioni riguardano principalmente:
a)    mantenere al centro dell’attenzione i temi dell’impresa, intesa come luogo di creazione di nuova ricchezza;
b)    intervenire sui settori del Made in Italy aiutando le imprese a mettersi in rete per gestire in maniera più innovativa e avanzata nuove funzioni aziendali, come la ricerca, il design, l’innovazione, il marketing, la valorizzazione del brand o la commercializzazione e su quelli ad alta tecnologia;
c)    sostenere il processo di internazionalizzazione delle piccole e medie imprese, attraverso percorsi di accompagnamento, favorendo alleanze e partnership con aziende straniere;
d)    incentivare la nascita di nuove imprese ad alto valore aggiunto investendo su quei progetti di eccellenza nati all’interno dello start cup in collaborazione con l’Università di Udine.

È una società economica, quella del Friuli che, anche grazie all’Università, è diventata creativa, perché ha saputo operare sulle frontiere nuove dell’economia, della ricerca e dell’innovazione ed è necessario, perciò, investire sulle “fabbriche della conoscenza” in simbiosi con il territorio.
Concludo dicendo che se siamo un’economia reale lo dobbiamo a questi imprenditori, a questi lavoratori,  donne e uomini che fanno il proprio dovere  mantenendo  vivi i valori del lavoro e della famiglia, del rispetto, della responsabilità.
Abbiamo il dovere di pensare al futuro in modo propositivo, guardando all’oltre crisi,  impegnandoci  a profilare  nuovi imprenditori e lavoratori, sostenendo un sistema che premi merito ed eccellenze. E anche questo incontro, per il quale ringrazio ancora voi tutti, è un passo verso il domani descritto.

Giovanni Da Pozzo

discorso alla premizioane della Camera di Commercio

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