Bearzi

Erich Priebke celebrato con una scritta in un sottopassaggio a Udine

A distanza di un giorno dalla morte di Erich Priebke, capitano delle SS durante la seconda guerra mondiale in Italia, in un sottopasso alle porte di Udine Nord è comparsa una scritta  “Erich Priebke eroe” e accanto è stata vergata una svastica.
Anche a Roma a pochi metri dalla sua abitazione è apparsa una scritta per celebrarlo “Onore a Priebke”

Priebke fu condannato all’ergastolo per aver partecipato alla pianificazione e alla realizzazione dell’eccidio delle Fosse Ardeatine.
L’ex ufficiale delle Ss Erich Priebke è morto l’11 luglio a Roma all’età di 100 anni.

Nella lunga intervista testamento scritta in occasione dei suoi 100 anni, l’ex ufficiale delle Ss non rinnega il suo passato. «Ho scelto di essere me stesso». Alla domanda se si sentisse ancora nazista, Priebke rispondeva «la fedeltà al proprio passato è qualche cosa che ha a che fare con le nostre convinzioni. Si tratta del mio modo di vedere il mondo, i miei ideali, quello che per noi tedeschi fu la Weltanschauung ed ancora ha a che fare con il senso dell’amor proprio e dell’onore. La politica è un’altra questione. Il Nazionasocialismo è scomparso con la sconfitta e oggi non avrebbe comunque nessuna possibilità di tornare». Nell ‘intervista in cui l’ex SS nega l’esistenza di camere a gas . “L’ultima volta sono stato a Mauthausen nel maggio del 1944 a interrogare il figlio di Badoglio, Mario, per ordine di Himmler – spiega – ho  girato quel campo in lungo e in largo per due giorni. C’erano immense cucine in funzione per gli internati e all’interno anche un bordello per le loro esigenze. Niente camere a gas”

“Nei campi i detenuti lavoravano, molti uscivano dal lager per il lavoro e vi facevano ritorno la sera – spiega – il bisogno di forza lavoro durante la guerra è incompatibile con la possibilità che allo stesso tempo in quel punto del campo vi fossero file di persone che andavano alla gasazione”. E ancora: “L’attività di una camera a gas è invasiva nell’ambiente, terribilmente pericolosa anche al suo esterno, mortale. L’idea di mandare a morte milioni di persone in questo modo nello stesso luogo dove altri vivono e lavorano è pazzesco”. “In quegli anni terribili di guerra, rinchiudere nei lager popolazioni civili che rappresentavano un pericolo per la sicurezza nazionale era una cosa normale”

facebook
500