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Giorno del Ricordo: cerimonia alla Foiba di Basovizza

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La solenne cerimonia alla Foiba di Basovizza, sull’altopiano carsico, ha aperto questa mattina a Trieste le celebrazioni del Giorno del Ricordo, che dal 2004 per legge della Repubblica commemora le vittime delle foibe e dell’esodo giuliano-dalmata. La cerimonia ha visto la partecipazione di autorità civili, militari e religiose che hanno reso omaggio alla vittime delle foibe. Nel corso della cerimonia è stata consegnata una onorificenza del Presidente della Repubblica a Sergio Bavdaz, figlio di Giuseppe, ucciso da un attentato a Monfalcone (Gorizia). Il vescovo di Trieste, Gianpaolo Crepaldi, ha celebrato una Messa spiegando che ”le tragiche esperienze devono far coltivare in noi la consapevolezza del rispetto della dignità umana”, citando anche alcune parole di Papa Giovanni Paolo II. Nel pomeriggio alla Foiba di Basovizza è atteso il presidente del Senato, Pietro Grasso. Nel corso della cerimonia i parenti delle vittime delle foibe hanno letto alcune poesie e ricordi della tragedia, mettendo in evidenza per quanto tempo l’Italia non abbia voluto guardare in faccia la dura verità. Tra le delegazioni di associazioni di esuli e di parenti delle vittime era presente anche un gruppo di studenti di Latina, accompagnati dal sindaco, Giovanni Di Giorgi, che hanno reso omaggio al monumento nazionale. Assieme al sindaco, Roberto Cosolini, la presidente della Regione Friuli Venezia Giulia, Debora Serracchiani, la presidente della Provincia, Maria Teresa Bassa Poropat, e il prefetto Francesca Adelaide Garufi, c’era anche il firmatario della legge istitutiva del Giorno del Ricordo, Roberto Menia

 

Il presidente del Senato è giunto a Basovizza, sull’altopiano carsico triestino, per posare una corona d’alloro in occasione del decimo Giorno del Ricordo, all’imbocco della foiba, luogo delle stragi dei partigiani titini. “Ci tenevo a essere qui – ha detto ai giornalisti – personalmente, oltre che come istituzione”. “Non possiamo dimenticare e cancellare nulla; non le sofferenze inflitte alle minoranze negli anni del fascismo e della guerra, né quelle inflitte a migliaia e migliaia di italiani. Questa Cerimonia si pone in assoluta continuità con le precedenti, celebrate al Quirinale dal Presidente Napolitano, che ha fatto di questo giorno non una commemorazione rituale ma un momento fondamentale di espressione dell’identità e dell’unità nazionale”. Lo ha detto il presidente del Senato Pietro Grasso durante la “Giornata del Ricordo”.”Ora bisogna far sì che il ricordo sia un pezzo prezioso per il futuro di tanti giovani, a cui dobbiamo insegnare la storia di questo confine così travagliato e complicato”. Lo ha affermato la presidente del Friuli Venezia Giulia, Debora Serracchiani, al termine della cerimonia per il Giorno del Ricordo, alla Foiba di Basovizza (Trieste). Serracchiani ha notato che dieci anni di celebrazioni hanno “sicuramente consolidato il ricordo di un pezzo di storia italiana importante. Finalmente la storia ha un suo riconoscimento – ha concluso – ed è importante che diventi un patrimonio comune” “Facciamo tesoro del passato per costruire un futuro dove la violenza, l’odio, siano solo un doloroso ricordo. Lo dobbiamo a noi stessi, ma soprattutto ai giovani verso i quali abbiamo il compito di trasmettere la conoscenza della storia, seppur a tratti disumana e terrificante, affinché mantengano la memoria facendosi loro stessi testimoni e crescano nel rispetto assoluto e incondizionato della dignità umana”. Lo ha detto il presidente del Senato, Pietro Grasso, durante “Il giorno del ricordo”.

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“Nessuno osi più mettere in dubbio la natura di quel misfatto, nessuno ne revochi in discussione l’impronta, tutti abbassino il capo dinanzi a quelle voragini in cui furono precipitati tanti italiani, ma anche croati, partigiani monarchici, patrioti sloveni, militari tedeschi, religiosi cattolici. Un delirio in cui non mancarono di insinuarsi le occasioni per regolare conti privati”. Lo ha detto la presidente del Friuli Venezia Giulia, Debora Serracchiani, nel suo intervento in Prefettura nel Giorno del Ricordo.
“Una ferita sanguinante, che solo la buona volontà e un senso più alto e potente del nostro essere umani ci aiuterà a trasformare in insegnamento e monito perpetuo”. Lo ha detto la presidente del Friuli Venezia Giulia, Debora Serracchiani, sottolineando che Trieste è “capitale morale dell’Esodo”. “Conservare la memoria della tragedia degli italiani e di tutte le vittime delle foibe, dell’esodo forzato dalle loro terre, diffonderne la conoscenza presso i giovani – ha continuato Serracchiani – rappresenta un solo parziale risarcimento per i lunghi decenni durante i quali l’oblio e la rimozione erano l’indirizzo cui si attenevano anche le istituzioni repubblicane”. Per Serrachiani, “è giusto riconoscere senza esitazioni o riserve che gli esuli istrodalmati furono gli italiani che pagarono il prezzo più alto; più duro fu l’oltraggio di un’Italia vergognosa dei sui figli fuggitivi, più acre fu l’insulto di un’accoglienza talvolta ostile, più umiliante fu il subdolo negazionismo che talora riemerge”.

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