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Udine: a Montenars giornata del paesaggio 19/20 giugno

escursioniI roccoli e le bressane, antiche strutture vegetali, vere e proprie opere di ingegneria arborea e di passione naturalistica, anticamente finalizzate alla cattura degli uccelli e oggi riscoperte come elementi di qualificazione del paesaggio e per l’osservazione dell’avifauna, saranno i protagonisti dell’edizione 2010 della Giornata del Paesaggio, in programma a Montenars il 19 e 20 giugno a cura dell’Ecomuseo delle Acque del Gemonese e della rete Mondi Locali, in collaborazione con il Comune e la Pro Montenars che nella stessa occasione organizzeranno la dodicesima edizione della festa “Andar per roccoli”.

Roccoli e bressane fanno parte del patrimonio culturale friulano, e Montenars ne conserva numerosi, tra cui il “leggendario” roccolo di Pre Checo Placerean, considerato uno dei migliori poiché intercettava più rotte migratorie. È per questo che il paese pedemontano, dove è in corso un articolato progetto di recupero e valorizzazione, diventa la capitale friulana della Giornata, un significativo momento di confronto (articolato in diverse iniziative a livello nazionale) per riflettere sugli aspetti più significativi del paesaggio e per promuovere azioni concrete di valorizzazione e tutela dei luoghi in cui gli ecomusei si trovano ad operare.

Il 19 giugno alle ore 15 nel Centro polifunzionale di Borgo Isola si terrà un workshop nazionale a cura dell’Ecomuseo delle Acque del Gemonese, rivolto alle realtà dell’arco alpino che operano in progetti di riconversione, salvaguardia e valorizzazione di roccoli e bressane. Poi, alle 19, visita al Roccolo del Postino ed esibizione di “cjocoladôrs”, ovvero gli imitatori dei versi degli uccelli. Domenica 20 giugno, alle ore 9.30, escursione guidata lungo il sentiero dei roccoli alla scoperta del paesaggio prealpino friulano e visita ad alcuni dei roccoli più significativi. Alle 17, nel celebre Roccolo di Pre Checo, lettura di testi e racconti di Pre Checo Placereani e Amedeo Giacomini, ancora un’esibizione di “cjocoladôrs” e l’assegnazione del Premio Paesaggio 2010 promosso dell’Ecomuseo friulano.

In collaborazione con la Cineteca del Friuli, al cinema Sociale di Gemona sarà inoltre proiettato il film “Il popolo migratore” di Jacques Perrin, un viaggio attraverso il mondo degli uccelli migratori: chi sono, dove vanno e perché ogni anno percorrono le stesse migliaia di chilometri per raggiungere le loro destinazioni al cambio delle stagioni. Proiezioni: venerdì 18 giugno ore 21, sabato 19 ore 17.45 e 17.30, domenica 20 ore 15.45, giovedì 24 alle ore 10, sabato 26 ore 15.45 e 17.30, domenica 27 ore 15.45.

Alla due giorni di Montenars interverranno autorevoli rappresentanti delle realtà (oltre 30 tra Italia ed Europa) che formano la rete Mondi Locali, nata nel 2004 per sviluppare iniziative di promozione del patrimonio locale e del paesaggio che coinvolgano direttamente gli abitanti e ne accrescano il benessere. Ci saranno inoltre operatori di ecomusei, musei, riserve naturali e associazioni, docenti universitari, tecnici e ornitologi provenienti dalla regione ma anche da Piemonte, Lombardia, Trentino e Veneto.

“L’iniziativa – spiega il direttore dell’Ecomuseo delle Acque del Gemonese, Maurizio Tondolo – avviene simbolicamente in coincidenza con il solstizio d’estate (21 giugno), per rendere più visibili ed efficaci le azioni svolte dagli ecomusei, in sintonia con la Convenzione Europea del Paesaggio. Anche l’Italia ha aderito – prosegue –, con l’impegno di adottare politiche in grado di favorire la qualità del paesaggio, inteso non come “frammento” eccezionale del territorio, ma come bene comune che influisce sulla qualità della vita di ogni persona”.

Ecco, dunque, che i roccoli di Montenars offriranno lo spunto per discutere, riflettere e confrontarsi, tra pubblico e privato, “su come le comunità possano insieme progettare il futuro con rispetto per l’ambiente e sensibilità alla specificità dei luoghi – spiega Tondolo –, coinvolgendo i cittadini, i giovani, i professionisti, gli artisti, gli amministratori”.

I roccoli, realizzati negli scorsi secoli per colmare le carenze alimentari dovute alle difficili condizioni di vita, sono un esempio straordinario della cultura e del lavoro dell’uomo sulla natura. Le popolazioni, cioè, hanno saputo leggere e interpretare il paesaggio per le loro esigenze, senza violarlo, ma anzi arricchendolo di caratteristiche uniche, contribuendo a definire l’identità del luogo.

Per questo alla due giorni si discuterà delle prospettive di crescita degli ecomusei, forme innovative e dinamiche attraverso cui le comunità possono conservare, interpretare e valorizzare il proprio patrimonio in un territorio omogeneo (comprendendo paesaggi, paesaggi, panorami, aspetti fisici e biologici, opere dell’uomo), in funzione di uno sviluppo sostenibile, coniugando le esigenze di salvaguardia della natura con quelle di valorizzazione della memoria collettiva e storica del luogo. Altre informazioni sulla Giornata del Paesaggio a livello nazionale sono reperibili al sito: www.giornatadelpaesaggio.it

I roccoli hanno una struttura circolare con eventuali appendici a ferro di cavallo, la loro collocazione dipende molto dall’orografia del luogo: si preferiva un poggio o in alcuni casi un versante attraversato dalle rotte migratorie. Le bressane sono simili ai roccoli, ma di forma rettangolare e solitamente collocate in ambito di pianura.

Lo scheletro dei roccoli, come delle bressane, si basa su alberature vive: la specie largamente utilizzata era il carpino bianco, che permetteva la creazione di veri e propri colonnati di alberi, alti circa 4 metri, disposti in doppia fila parallela. In mezzo a questo corridoio era collocata la rete. Il capanno, posto al margine, era costruito con materiale di recupero o in muratura.

All’esterno della cerchia di carpini, alcuni roccoli disponevano anche di una piccola siepe di bosso o di carpino potata all’altezza di circa mezzo metro, che aveva la funzione di impedire l’uscita degli uccelli dal fondo della rete.

All’interno dell’arena erano presenti alberi da frutto, come il ciliegio selvatico, alberi che producevano bacche come il sorbo degli uccellatori e altri che producevano semi come l’ontano nero. Questa varietà era necessaria per esaudire tutti i gusti alimentari delle varie specie. Particolarmente importante era la presenza di un albero secco, perché alcuni uccelli preferivano questo tipo di posatoio. Il roccolatore posizionava poi i suoi zimbelli e i richiami che completavano la trappola.

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