Udine: Fontanini, “Via Equitalia dal Friuli!”

4 maggio 2012 – Staccarsi da Equitalia e creare un ente di riscossione regionale autonomo. “In questo periodo di parossistica pressione fiscale e di crisi travolgente di fronte alla quale i cittadini si tolgono la vita per mancanza di lavoro e per debiti e cartelle esattoriali, il Presidente della Provincia di Udine, on. Pietro Fontanini, si rivolge alla Regione FVG affinché segua l’esempio del Piemonte e divenga così la seconda regione italiana che non si servirà più di Equitalia per la riscossione dei crediti insoluti. “Purtroppo i suicidi e i gesti estremi legati anche alle modalità operative di Equitalia devono indurci a creare un nuovo sistema, più umano e più vicino al cittadino, che garantisca criteri per la riscossione più favorevoli ai nostri contribuenti, in modo che le Istituzioni possano davvero aiutare le persone in difficoltà, salvandole da azioni irreversibili”, dichiara Fontanini. Il nostro territorio ‘de-Equitalizzato’ consentirà, secondo il Presidente, di “rendere concreto il principio del federalismo fiscale, assicurando equità, umanità e autonomia”.

Operativamente, secondo la proposta del numero uno di Palazzo Belgrado al governatore Renzo Tondo, si tratterebbe di far approvare dal Consiglio regionale un emendamento alla legge di bilancio che liberalizzi la riscossione tributaria ponendo fine al monopolio Equitalia: lo strumento ad hoc di cui si doterebbe la Regione FVG – precisa Fontanini – dovrebbe contemplare la riduzione dell’aggio (attualmente Equitalia applica il 9% se la cartelle non viene saldata entro 60 giorni), delle sanzioni e degli interessi, oltre a prevedere una serie di ‘sportelli del contribuente’, gestiti potenzialmente a livello provinciale, che, sulla scorta del modello austriaco, aiuteranno i cittadini a definire piani rateali ‘amichevoli’, ma soprattutto a supportarli laddove vi sia il sospetto di un errore della pubblica amministrazione. “Non possiamo ignorare i dati recentemente diffusi – aggiunge Fontanini – secondo cui 1 volta su 3 il giudice del primo grado di giudizio (ricorso davanti alla Commissione provinciale) dà ragione al contribuente; il 25% dei procedimenti vede il magistrato favorevole a un compromesso; il secondo grado di giudizio (davanti alle Commissioni regionali) conferma la ragione del ricorrente in quasi il 45 per cento dei casi”.

Oltre a realizzare meccanismi salva-contribuenti in difficoltà economiche e scova-furbetti, l’ente autonomo di riscossione potrebbe, in maniera compartecipata con le Province, utilizzare i profitti della riscossione (aggi, interessi, sanzioni) per reinvestirli sul territorio, in modo che questo denaro non venga più assorbito, come avviene oggi, dalle casse del Ministero dell’Economia.

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