La Sal

Ecco la Videoscheda del gruppo La Sal che si presenta ai lettori di Udine20.it

Tanti sono gli aspetti che rendono interessante il progetto.
In primo luogo bisogna per forza spendere due parole sugli strumenti utilizzati. Al posto del basso elettrico viene utilizzata una tastiera in modo da rendere il sound più “plasticato”, come più rigido e meno impastato. In poche parole (volutamente) più finto. A completare la sezione ritmica, a parte alcune occasioni, un cajon flamenco costruito in legno e plexiglass che, grazie alla sua versatilità, è in grado di dare suoni molto simili al binomio cassa/rullante di una batteria rock mantenendo però un sound più asciutto. Se una comune drum machine “imita” la batteria, il cajon viene in questo caso utilizzato per “imitare” una drum machine che imita a sua volta una batteria. In poche parole si mescola il suono meccanico e ripetitivo dell’elettronica a quello più caldo e “impreciso” della percussione. C’è poi la chitarra elettrica, pulita e libera da effetti, chiara, quasi a voler mantenere una percentuale di autenticità del suono contrastando gli altri nelle loro continue imitazioni.

Non c’è, durante la fase creativa, alcuna paura o limitazione. Ci si muove infatti all’interno di più generi musicali, anche molto differenti tra loro. Ad esempio, durante un live, si può ascoltare un classico brano pianoforte/voce per passare rapidamente, col brano successivo, ai samples di una base elettronica che tende alla dance e al rock dei clubs. C’è poi la bossanova, il pop e tanta musica d’autore, passando anche attraverso il dub e il rock&roll, il tutto sempre sporcato e ridimensionato all’interno dello stile La Sal.
Filo conduttore: la voce di Emanuela, unica costante presenza all’interno di ogni brano.

Per quanto riguarda i testi, le modalità non sono dissimili da quelle utilizzate per le musiche. Anche qui infatti molti sono i generi e gli “ambienti” creati. Alcuni brani traggono spunto da passi importanti della letteratura, altri invece, in perfetto stile cantautorale. Facile l’immersione in situazioni intime e riflessive attraverso l’uso, che mai sfocia in un abuso, dellla retorica in quanto, il luogo comune, il cliquè, come accade ne Il Peso Degli Amanti, è manipolato e proposto fino alla sua trasfigurazione. In altri casi invece, come ad esempio succede per The Dreamers, il testo viaggia a fianco dell’omonima pellicola di Bertolucci dando vita a un riuscito connubio tra musica e cinema. Poi c’è lo spazio per parti meno “nobili” e in apparenza leggere come per If You Really Wanna che fa volutamente il verso a gruppi dell’underground americano e inglese.
Molti, in ogni caso, i momenti durante i quali l’atmosfera e la tensione sfociano e si rilassano all’interno della corrente romantica (Au Revoir, Tal Miez da lis Maluseris) assumendo l’aria decadente tipica del genere e ponendo, spesso al finale, domande alle quali non arriva risposta.

Tante le lingue utilizzate: friulano, inglese, italiano, spagnolo e qualche guizzo di francese. Mai, in ogni caso, i diversi linguaggi risultano abusati o trattati senza conoscenza bensì ripresi con assoluto rispetto. Liberi quindi da ogni pregiudizio le lingue e i linguaggi si intrecciano quasi giocando.

Alla base del progetto ci sono indubbiamente la voglia e la necessità di sperimentare, di giocare, di mescolare senza restrizioni e preconcetti. Nasce quindi un’altalenante mescola che però non manca di propri lineamenti ben distinti. Tante le influenze e le citazioni (non per forza musicali) che più o meno distintamente affiorano: dal cinema di Bertolucci alle atmosfere di Keats, dalle cantate dei due “De” italiani al nonsense dei club londinesi e newyorkesi.

CHI SIAMO
Emanuela Vanzan – Voce
Matteo Comar – Chitarra
Gianvito Caldarola – Basso/Tastiere
Andrea Tomasin – Batteria e Percussioni

INFLUENZE:
Cohen, Rodriguez, Drexler, Baustelle, the Smiths, Fossati, Herzog, Tenco, Ciampi, Bertolucci, Villaggio, Rimbaud, Pavese…

UN Pò DI STORIA:
“Noi siamo i romantici
Mentre la fuori il mondo si uccide da se
Noi siamo i romantici
Poeti alla moda vestiti di cenere” [da The Dreamers]

Il progetto nasce durante i primi mesi del 2010…appena sotto la primavera; unica regola: suonare buona musica.
E infatti attraverso un sound semplice e chiaro la musica dei La Sal diventa subito comprensibile e accessibile, senza dovere per forza ricorrere ai riff commerciali o ai ritornelli orecchiabili. E’ proprio la chiarezza la prima mano che viene tesa all’ascoltatore, forse proprio per poi trascinarlo di corsa all’interno delle storie e dei luoghi creati, a fianco di contadini innamorati, operai romantici e poeti spettinati, ombre di corpi e di amori e domande appese e tremolanti come lucciole nel buio.
All’insegna dell’eleganza e del gusto per il bello che ancora non è vanità, controluce, ci si incammina verso un tempo andato, un po’ sbiadito e logoro, al fine di portare, al ritorno, un po’ di quel gusto, di quel valore, di quel senso.

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