CACCIA: PANONTIN, UTILE CONFRONTO CON LA SLOVENIA

Gorizia, 9 apr – La ricerca di un equilibrio tra gli interessi
legati alla caccia, all’attività agricola e alla tutela della
natura è una sfida difficile ma non impossibile. E’ il messaggio
centrale che emerge dal convegno “Caccia e biodiversità”,
organizzato oggi a Gorizia dall’Amministrazione provinciale, al
quale hanno partecipato l’assessore regionale alla Caccia e alle
Risorse ittiche Paolo Panontin, il presidente della Federazione
europea delle associazioni per la caccia e la conservazione
(Face) Michl Ebner, il dirigente del Direttorato caccia, pesca e
foreste del ministero dell’Agricoltura sloveno, Jost Jaksa, il
rappresentante dell’Ente forestale della Slovenia, Andrej Sila,
il rappresentate di Legambiente Stefano Raimondi e in qualità di
moderatrice la vicepresidente della Provincia di Gorizia Mara
Cernic.

“E’ stato un utile incontro – ha commentato Panontin – che ci ha
permesso soprattutto di fare un confronto tra il Friuli Venezia
Giulia e la Slovenia. Sono emerse delle problematiche comuni,
come ad esempio l’annosa questione dei cinghiali, sulle quali è
evidente che possiamo ragionare assieme. Proprio grazie
all’odierno convegno, infatti, abbiamo capito che non è poi così
diverso il contesto con il quale ci confrontiamo”.

In particolare, Jost Jaksa ha smentito che in Slovenia ci sia un
ordinamento molto più permissivo riguardo la caccia al cinghiale.
Anche nei boschi sloveni, infatti, l’attività venatoria nelle ore
notturne con l’aiuto di luci e fanali è molto limitata, essendo
ammessa solo in casi di particolare criticità.

Ma la nostra Regione e la vicina Repubblica sono accomunati anche
da un preoccupante dato statistico: cala il numero dei cacciatori
con l’inevitabile aumento dell’età media di chi, attraverso la
caccia responsabile, deve provvedere all’equilibrio nell’ambito
faunistico.

“C’è purtroppo un’idea completamente sbagliata che si diffonde
sempre di più”, ha spiegato l’ex deputato e europarlamentare
Michl Ebner. “Si crede che l’attività venatoria sia fine a se
stessa, svolta solo per il gusto di uccidere gli animali. Il
ruolo dei cacciatori è invece ben diverso e molto più utile alla
natura di quanto non si pensi”. O, come ha sottolineato Andrej
Sila, la caccia è uno strumento funzionale allo sviluppo
sostenibile.

Per questi motivi va salvaguardata, hanno concordato i relatori.

Il problema, tuttavia, è rappresentato dal contesto nel quale si
scontrano le esigenze degli agricoltori e dei tutori della
natura. “La fauna è l’elemento fondamentale della biodiversità”,
ha rimarcato Stefano Raimondi, che ha poi illustrato come le
regole cambiano da regione in regione, creando oltre
all’intreccio di interessi anche un complesso quadro giuridico.

In esso interviene spesso anche la legislazione comunitaria.
Infatti, come ha ricordato Ebner, sebbene le istituzioni europee
non hanno competenze dirette in materia, si interpongono comunque
nell’ambito venatorio, ad esempio con Natura 2000 o i regolamenti
sulla tutela dell’ambiente.

“Di fronte a tanti interessi diversi è utile fare appello
all’intelligenza e al buonsenso”, ha aggiunto Panontin
riferendosi anche alle recenti vicende nella nostra regione.
L’assessore ha ricordato che l’Amministrazione regionale nel
luglio del 2015, dopo un’attesa di più di vent’anni, ha adottato
il Piano faunistico venatorio, che è ora oggetto di due
impugnazioni al Tar presentate da altrettanti diversi portatori
d’interesse: i cacciatori e gli ambientalisti. “Sono sicuro che
il Piano passerà con successo il vaglio del Tribunale, ma sono
rammaricato per le complicazioni burocratiche e per i ritardi che
potrebbero sorgere”, ha dichiarato Panontin, che si è poi
soffermato sul trasferimento di competenze dalle Province alla
Regione previsto per il primo giugno. “A questo passaggio dovrà
seguire una riflessione sul come alleggerire le funzioni
gestionali in capo alla Regione”.
ARC/PV/ppd

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