La sprinter Martina Caironi ospite al LAB di Gemona

Migliore sprinter amputata al mondo, detiene il record sui 100 metri, ha vinto l’oro alle Paralimpiadi di Londra e ai recenti mondiali di Lione dove ha conquistato il primo posto anche nel salto in lungo, Martina Caironi ieri ospite del Laboratorio internazionale di Gemona ha dimostrato di essere una “sprinter” anche nella vita.
Applausi prolungati dalla platea per salutare all’inizio, e soprattutto alla fine, questa ragazza di 24 anni che improvvisamente 5 anni fa si è trovata a convivere con un’amputazione sopra il ginocchio dopo essere stata investita da un pirata della strada.
Amava lo sport, praticava la pallavolo, ma da quel giorno proprio quella disciplina le sarebbe stata preclusa. Che fare? “Dopo due anni, frequentando un centro a Bologna dove fanno le protesi su misura – ha raccontato – ho visto le foto degli atleti paralimpici e mi sono detta: perché non io?” Aveva voglia di “tornare a sudare, di stancarmi come facevo prima”.
Il Comitato paralimpico nazionale crede subito in lei e dopo poco cominciano le prime gare con prestazioni che sono un crescendo. Martina ora detiene il primato mondiale nella corsa sui 100 metri con 15.18 secondi, ma l’obiettivo “è scendere sotto i 15 secondi, perché voglio continuare ad elevare il livello di questa disciplina nella mia categoria paralimpica”.
Sollecitata dal giornalista Claudio Arrigoni che ha condotto l’incontro e dalle domande dei 77 studiosi di linguistica e cultura italiane provenienti da 28 Paesi e a Gemona fino al 14 agosto, Martina Caironi ha raccontato con parole puntuali seppur lievi il suo tornare a vivere con un handicap importante. “Da una tragedia ho sperimentato che si può tirar fuori qualcosa di bello e uno dei segreti è accettarsi – ha sottolineato -. Confrontarsi con i limiti ti rende più forte e ti fa tirar fuori tutto quello che puoi dare”.
Ormai a suoi agio anche con la protesi, Martina ha spinto verso un’evoluzione delle stesse, arrivando ad avere soluzioni che paiono arti naturali, mentre per il “piede” di gara da un anno sta sperimentando una novità che le consente il ginocchio mobile.
La reazione dopo aver vinto l’oro paralimpico? “Felicità pura”, ha concluso.

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