Migranti: Serracchiani-Torrenti, Calcioxenia modello inclusione

Udine, 20 gen – “Sul tema dell’immigrazione non si nascondono i
problemi, le difficoltà o gli errori, ma la vera differenza la fa
chi trova le soluzioni e non chi attribuisce le responsabilità.
Ecco perché un progetto come questo rappresenta un investimento
soprattutto in termini di conoscenza”.

Lo ha detto, a Udine, la presidente del Friuli Venezia Giulia,
Debora Serracchiani, alla conferenza stampa di presentazione del
progetto Calcioxenìa, alla quale ha partecipato assieme
all’assessore regionale a Sport e Solidarietà, Gianni Torrenti,
al presidente e al vicepresidente della Lega calcio Friuli
collinare, Daniele Tonino e Fabrizio Pettoello, e a tutti i
soggetti che hanno dato vita a questo progetto di inclusione e
integrazione dei giovani richiedenti asilo.

Il progetto prevede che giovani migranti e ragazzi italiani,
anche sportivi praticanti, si allenino e scendano in campo per
giocare a calcio insieme, per poi condividere il famoso terzo
tempo fatto di convivialità e amicizia.

“Poiché abbiamo paura di ciò che non conosciamo – ha sottolineato
la presidente – l’unico modo per non avere paura è conoscere”.

Calcioxenìa (xenìa nell’antica lingua dei greci significa
ospitalità) è sostenuto dalla Regione e coinvolge al momento 82
giovani provenienti da Pakistan (39), Afganistan (31), Guinea
(3), Gambia (3), Mali (2), Iran (1), Bangladesh (1), India (1) e
Iraq (1).

Il progetto si basa sulla conoscenza reciproca, sulla
socializzazione, sull’inserimento sociale e sull’inclusione
culturale attuate attraverso il modello sportivo.

Il calcio, la più popolare in Italia tra le discipline sportive,
aiuta l’immediatezza nella percezione di alcuni princìpi basilari
come il gioco di squadra, lo stare assieme, l’unirsi attorno a un
obiettivo comune.

Lo sport, per antonomasia, è il luogo dove si superano
pregiudizi, differenze e diffidenze.

“Ci auguriamo perciò che questo progetto sperimentale possa
essere replicato – ha spiegato Torrenti – anche in altri
contesti”.

“Il metodo che la disciplina sportiva impone – ha proseguito
Torrenti – è fatto di regole fondamentali per la crescita
dell’individuo, non così scontate per giovani persone che hanno
dei trascorsi spesso drammatici e provengono da culture diverse
dalla nostra. Lavorare in gruppo e sotto la guida di qualcuno non
può che favorire gli aspetti positivi dell’integrazione”.

Calcioxenìa si svolge con la collaborazione delle associazioni
sportive e della Caritas Arcidiocesi di Udine, della Comunità di
Tramonti, dell’ICS Trieste e della Onlus Nuovi Cittadini Udine.

Finora i giovani aspiranti calciatori che si allenano all’aperto
nel campo dei Rizzi a Udine e nella palestra dell’Enaip hanno
partecipato a trenta sessioni di allenamento assieme a settanta
calciatori locali.

A chiusura di questa prima fase dell’esperienza, è in programma a
un torneo di calcio a dodici squadre che si terrà a Villa Santina
il prossimo 12 febbraio.
ARC/CM/fc

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